Rifugi tra design e hi-tech

 rifugi hi-tech,montagna,alpi

Design e tecnologia puntano in alto. Tra progetti in corso d’opera e strutture già realizzate, sull’arco alpino si sta materializzando una serie rifugi d’alta quota a dir poco avveniristici. Le spartane casupole in legno, lamiera e tanto freddo cedono il posto a nuovi edifici che concentrano, in pochi metri quadrati, le più sofisticate tecnologie rivolte al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale.

(SCOPRI I RIFUGI HI-TECH)

Sistema di depurazione delle acque reflue e pannelli fotovoltaici dotati di accumulatori di ultima generazione (bivacco Gervasutti); serramenti esterni con vetrocamera termoacustica e lavabi con comando a fotocellula (rifugio Gonella); fosse di compostaggio e riutilizzo degli imballi (rifugio Bonatti), impiego dei prodotti del territorio (rifugio Gouter)… per fare solo alcuni esempi. I costi per la realizzazione di questi gioielli d’alta quota sono elevatissimi, anche perché, nella maggior parte dei casi, i materiali da costruzione vengono trasportati in elicottero. Ma il restyling in atto si coniuga con la crescente attenzione rivolta alla valorizzazione del territorio e a scelte che comportino il minor impatto possibile sull’ambiente. Un approccio che in montagna trova terreno più fertile che altrove.

Rifugio high tech sulle Alpi

Quelli che una volta era semplici bivacchi in quota per chi scalava le montagne e si trovava a doversi riparare dal freddo e dal sopraggiungere della notte, oggi diventano rifugi high tech. Come il Rifigio Gervasutti, sul Ghiacciaio del Fréboudze, sul massiccio del Monte Bianco, a 2835 metri sul livello del mare, vicino a Courmayeur. Panoramico, ultratecnologico ed ecosostenibile, misura 30 mq e può ospitare fino a 12 persone.

(GUARDA LE FOTO DEL RIFUGIO GERVASUTTI)

All’interno è diviso in quattro aree distinte: ingresso, sala da pranzo-soggiorno e due zone letto. E’ già divenuto modello pilota per altri rifugi high tech. E pensare che una volta era fatto di legno e lamiere. Sì perché quando fu costruito per la prima volta nel 1948 si chiamava Capanna Gervasutti e si trovava un po’ più in basso (a 2360 metri). Il suo nome è un omaggio all’alpinista friulano Giusto Gervasutti che, nel 1942, fu il primo a raggiungere l’allora inviolato sesto grado di difficoltà scalando la parete est delle Grandes Jorasses che sovrasta la Val Ferret.